TELE-VISIONARI IN PIAZZA


Unknown

C’era una volta…
… il 1958.
Otello, barista a Centocelle, con avara maestria, intazzinava caffè corretti al mistrà. Al costo di dieci lire, imbustava ai “pupi”, mimandone dieci, solo nove gommosi pescetti nero liquerizia. Distribuiva alla suddita clientela le brioches, quelle dei tempi di Maria Antonietta. Nella sala attigua, sopra la ghiacciaia, aveva piazzato un obeso e scialbo televisore biondoradica. Sotto un Mike esortante allegria in bianco e nero, un cartello: “Chi vo’ vedè a televisione ha da consumà”. Poi, aggiunto a penna con grafia incerta, “nun lanciare le cocce de lupini a chi sta seduto davanti”.
Questa era la “TV comunitaria”.
Poi, vennero gli anni sessanta e i televisori a rate. E tutto fu come doveva essere: tele-visione, vedere ciò che è lontano, anche se un po’ distante. I commenti divennero quelli tra marito e moglie davanti a fumanti paste e fagioli o polpette al sugo.
E venne, Mario Riva, Rintintin, Alberto Manzi, le Kessler, Piccolo mondo antico e “Portate una carezza ai vostri bambini e ditegli che è la carezza del Papa”.
E venne Corrado, Sanremo, Vermicino, l’allunaggio di Tito Stagno, il Pippo nazionalpopolare e ancora fagioli, stavolta in barattolo, quelli della Raffa.
Poi, venne e venne tanto altro. Vennero la seconda e la terza Rete e la TV commerciale.
E vennero le telenovelas e tanti volti nuovi.
Tutto sembrò farsi più sfuggente.
Al potere del telecomando, si rispose col carotaggio auditel. L’indice di gradimento andò in soffitta.
Amen, si pensò.
Poi, venne la TV via satellite e quella digitale terrestre e, ancora, quella web. Ma tutto questo è già…

C’è, oggi…
… l’utente digitale. Ha preso il posto del telespettatore. Un click ed è in subitaneo collegamento col mondo. Ciò che era solo tele-visione è ora “interazione con ciò che è lontano” ed è condivisione. Alla sfida del multitasking e del palinsesto personalizzato non c’è più auditel che tenga. Ora contano il numero di click e i “mi piace”.
Il telespettatore di un tempo è qui e ora “produttore TV” di immagini, parole e incontri. E’ egli stesso “tele-visionario”, è egli stesso “emittente di messaggi multicanalizzati”, egli stesso riprende, mostra, riceve, scambia e condivide “ciò che è lontano”, tutto quello che una volta era delegato in esclusiva agli addetti ai lavori.
A fronte di tutto questo, perché accontentarsi di un esclusivo uso della parola come modalità espositiva di un’iniziativa culturale e popolare di piazza, quale La Gardesana? Perché abolire i codici comunicativi, propri della tele-visione e ormai di quotidiana e diffusa consuetudine, dalla mediazione dei contenuti che gli autorevoli ospiti proporranno a Desenzano?
Per questo, nelle serate de La Gardesana 2014 si mira ad accentuare il linguaggio televisivo, quello dell’ormai antico e collaudato patto tra comunicatori e fruitori TV, fidando non solo sulla potenza certa delle parole di chi salirà sul palco della manifestazione, ma anche sulle suggestioni che il linguaggio TV, con le sue clip video, le sue immagini o le sue videografiche, le sue sonorità e i suoi ritmi può garantire in termini di efficacia della proposta.
Vogliamo immaginare che “parole, immagini e incontri de La Gardesana”, come avveniva nella sala TV attigua alla caffetteria dell’Otello di un tempo andato, riporti, come in un evento TV (e come nell’interazione teatrale), la visione condivisa gomito a gomito (magari senza tiro di “cocce de lupini” dal fondo platea) fra i fruitori di TV, ma, oggi, anche produttori di “immagini, parole, incontri”.
Insomma, di questa televisione torniamo a usare i codici, le suggestioni, la ricchezza, per una tele-visione ravvicinata e comunitariamente condivisa, in piazza, Piazza Malvezzi di Desenzano, in attesa e preparazione di quel che ci riserva l’affascinante …“Ci sarà domani”.

Gianfranco Scancarello
Direttore artistico ExcaliburLab